Visualizzazione post con etichetta Amarcade. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amarcade. Mostra tutti i post
martedì 20 novembre 2012
Amarcade story: Konami
La società Konami, che oggi è nota globalmente per la serie di Metal gear, è nata nel 1969 a Osaka. Un inizio comune a molti nel ramo del noleggio dei jukebox e delle riparazioni di distributori automatici è fiorito come i tradizionali ciliegi giapponesi fino a comporre uno straordinario bouquet di attività che spaziano dall’animazione alle carte da gioco, dai telefilm di eroi mascherati alle slot machine.
Una duttilità negli interessi che rispecchia la composizione societaria, infatti la Konami (parola che in giapponese significa “piccola onda”) è la sigla formata dalle iniziali dei cognomi dei quattro fondatori Kozuki, Nakama, Matsuda, Ishihara. Proprio come nei Fantastici quattro occorre un cervello che sappia pilotare il gruppo anche alla Konami c’è un Mr Fantastic: questo era Kozuki che nel 1973 decide di cavalcare l’onda delle arcades. Per cogliere il successo serviranno anni di duro lavoro, ma il 1981 è il tempo del raccolto con titoli come Frogger, Scramble, Time Pilot, Gyruss e Super Cobra.
Nello stesso periodo la società intuisce il futuro sviluppo dell’intrattenimento elettronico e si lancia nella produzione di software ludico per l’effervescente mercato degli home computer e delle console. Un doppio binario - quello casalingo e quello arcadico - che ha permesso alla Konami di superare gli scogli più ardui fino a sbarcare negli Stati Uniti. Ricordiamo che sotto le sue insegne sono stati prodotti videogiochi tratti da I Simpson, G. I. Joe, Batman, The Goonies e Silent Hill.
Una prosperità che alla fine degli anni ‘90 ha accusato una battuta d’arresto con la chiusura della sezione arcade statunitense. Da menzionare comunque il patto siglato nel 2003 con la storica casa cinematografica Toho per la creazione di serie tv di tokusatsu (supereroi mascherati, stile Power rangers per intendersi).
Konami resta oggi uno dei big nell’industria dei videogame e, a quanto pare, anche nella produzione cinematografica visto che sta lavorando per portare sul grande schermo i suoi successi Castelvania e Metal gear.
Foto I tuoi occhi sono fari brillanti by Mr Kyl
mercoledì 7 novembre 2012
Amarcade story: Namco
Ci credereste? In Giappone la corsa per il successo nelle praterie degli arcade inizia in sella a un cavallo a dondolo meccanico nei grandi magazzini a Yokohama. E’ la corsa della Namco (poi Namco Bandai Games) fondata da Masaya Nakamura per far trottare i pargoli mentre mamma e papà facevano le compere.
L’impero del videogioco poggia le sue basi su queste prime pile di monetine. Basi solide visto che il tuffo di Namco nell’intrattenimento elettronico giunge nel tardo 1974 con l’acquisizione della divisione giapponese di Atari. I primi titoli autoprodotti arrivano nel 1978, ma è nel 1980 che viene posata la pietra miliare degli arcade: Pac Man.
Namco diventa un colosso mondiale che flirta con il settore delle consolle casalinghe ma non abbandona i prodotti “on the road”, anzi sforna nuovi arcade superando la crisi della metà degli anni ‘80. In particolare firma arcade per multigiocatori, simulatori di guida (in accordo con Mazda e Mitsubishi) e rafforza la sua posizione nei luna park e sale giochi istituendone di nuovi, a Osaka e Tokyo.
Negli anni ‘90 Namco si proietta sui giochi 3d (che diventano la nuova frontiera dell’intrattenimento virtuale) e produce il picchiaduro Tekken che farà scuola. La crescita di Namco prosegue imperterrita in questi ultimi anni spostandosi nel cinema e nella redditizia dimensione dei telefoni cellulari.
Da rimarcare poi il matrimonio con Bandai, che oltre a una dote di videogame porta un ricco e rinomato catalogo di giocattoli. Basterebbe citare la parola Gundam per aprire la porta di un universo parallelo fatto di meraviglie del modellismo. Ma, come si dice, questa è un’altra storia.
foto: The turning point by mr Kyl
martedì 6 novembre 2012
Pac Man: lo spuntino di corsa
Un desiderio corre nel labirinto dalle pareti di neon.
Lo dirige una passione febbrile fuori dal suo mondo. Rapidi colpi di mano lo aiutano a sbrogliare la matassa delle piste invisibili.
Scansare la collisione, ripulire la strada, cogliere i bonus. Passare all'attacco, fintare l'affondo, tagliare le vie di fuga.
Gli avversari si fanno in quattro per stringerlo negli angoli e porre fine al cieco appetito del giallo masticatore.
Ma i guardiani senza sorriso con i loro occhi immortali non sanno vedere l'ironia dell'eterna sfida. Il mondo quadrilatero che abitano esiste in funzione della reciproca minaccia, un equilibrio alterno che chiede il tributo dell'ennesima moneta.
foto: The yellow obsession by mr Kyl
Iscriviti a:
Post (Atom)


