mercoledì 4 settembre 2013

Lo strano addio a Max Cipollino

In genere evito nomi di persone che capitano dentro il sogno, ma stavolta sono personaggi pubblici e la storia non può farne a meno.


E' morto Massimo Boldi, il terribile Max Cipollino che aveva conquistato le platee televisive e cinematografiche con la sua verve demenziale. E' stato un incidente: un assurda disgrazia sul set di uno spot. Lo vedo mentre dietro le telecamere viene spinto in una buca da alcune comparse che si affrettano a sotterrarlo spingendo una massa di terriccio con la pala di una ruspa gialla. Lui lancia sguardi smarriti e perplessi nella tradizione di Laurel & Hardy. Quando però il ciak è "buono" ed è il momento di tirarlo fuori si scopre che i sostegni non hanno retto alla massa di terra: Boldi è stato sepolto vivo. Pochi minuti senza ossigeno ed è morto soffocato. Il cordoglio formale dei media serpeggia per il Paese.

Io, forse perché ho assistito alla fatale disgrazia, mi reco da uno dei suoi amici più potenti. Silvio B. Sì, proprio l'ex premier che in quanto proprietario di emittenti televisive e casa di produzione cinematografica era stato uno dei fautori del successo di Boldi. In particolare l'aveva aiutato quando era scoppiata una bega milionaria per una violazione contrattuale. B. l'aveva comprensivamente sostenuto trattenendo i suoi famelici legali.

Ora però è un giorno di lutto, anzi una serata improntata al cordoglio. Ebbene la villa di B. è aperta e quasi mi stupisco della facilità con cui sfilo davanti al servizio d'ordine: men in black con dolcevita nero e occhiali scuri intenti ad ascoltare la partita via auricolare. Non ci sono rischi reali per la sicurezza, tutti siamo qui per ricordare Massimo. Noto che l'afflusso è caratterizzato da persone d'una certa età, identificabili con pensionati, insomma quasi coetanei di B. Non è certo tempo per feste con modelle e veline.

Dentro un salone imbandito come la mensa di un albergo tutti trovano posto . Mi aspettavo discorsi e commemorazioni, invece si mangia. Ma scopro che è così tutte le sere: i graditi ospiti sono degli habitué della villa e B. sembra aver cambiato stile di vita. Lo vedo infatti seduto in posizione centrale, neanche capotavola, tra una coppia di signori abbronzati dal sole di Cesenatico. Indossa il maglione blu da riposo ed è stranamente taciturno, parco di sorrisi. Per lo più ascolta con sguardo di finto interesse i discorsi dei commensali. Si percepisce un velo di tristezza per l'amico perduto che gli ospiti faticano a comprendere.

Cominciano a servire in tavola e i commenti si sprecano in una sinfonia assordante di piatti urtati dalle posate e bicchieri che si toccano in rapidi brindisi. B. appare sempre più rabbuiato e stanco di rispondere, ma si va avanti tra complimenti sperticati e tentativi di articolare discorsi che siano graditi al padrone di casa.

Ecco che all'improvviso irrompe un trio di tarchiati musicanti: capelli rasati sul cranio massiccio, vestiti blu fluo, camicie nere a righe senza cravatta. Due colossi armati di chitarra e fisarmonica accompagnano un ometto dinamico che si propone all'attenzione della platea con brevi frasi pronunciate con marcato accento russo: buonaserra signore e signori e un caldo abraccio al cavaliere B. che ci ospita in cuesta magniffica seratta.

Il prologo strimpellante sta per sfociare in una canzone del repertorio partenopeo accompagnata dal battimani dei commensali ormai dimentichi del lutto e pronti alla facezia, ma B. non ce la fa. Scuote la testa, dice "No, no, no", si scusa e si alza. La festa è finita. Precipitosamente gli uomini in nero fanno uscire la gente tra la prima e la seconda portata. Alcuni non hanno neppure visto l'antipasto e accennano una protesta ma vengono cortesemente spinti fino al cancello della villa. Lungo il vialetto cosparso di ghiaia qualcuno maledice i guitti russi e dà la colpa dell'infelice trovata addirittura a Putin. Una signora bene informata invece sostiene che era proprio Boldi a cantare durante le cene e cercare di sostituirsi al comico mentre il suo ricordo era ancora vivo è stato un gesto brutale.

La festa è rovinata, tutti se ne vanno a casa. A sorpresa scopro d'essere venuto in bici. Una graziella dalle gomme bianche e lisce che impone frenate calcolate. La signora bene informata, una professoressa in pensione aggregata alla corte degli adulatori di B. per motivi "alimentari", mi indica la via lungo uno sterrato campestre costellato da giganteschi blocchi di roccia bianca.


ps Ovviamente lunga vita a Massimo Boldi

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