Se i risvegli non sono troppo bruschi, se a destarci non è la fame o il dolore possiamo sperare di rimanere ancora imbevuti del tepore onirico, un manto protettivo che ci custodisce dalle intemperie della mattina. Un impermeabile immacolato eppure leggerissimo, destinato comunque a dissolversi sotto i progressivi colpi delle incombenze e degli accidenti.
Mentre il sangue ritorna in circolo mescolando gli umori già polarizzati verso gli obiettivi primari e secondari (la sopravvivenza e l’affermazione sociale e del sè) lentamente svanisce la sensazione d’appartenenza a un altro mondo. Un mondo dove la regola sta in una delle nostre tasche, benchè si circoli nudi o in livree dai mille pertugi di stoffe e merletti. Non pochi alimentano la segreta convizione che quel “tesoro”, sia formula magica oppure oggetto prodigioso, esista anche nella cosiddettà realtà, la vita da svegli. Anche per questo alcuni lottano strenuamente e trascinano altri con sè nel tentativo disperato di costruire, di plasmare il reale a modello di un sogno. Guerre e imperi che ingombrano i libri di storia stanno a testimoniare queste imprese, peraltro destinate al fallimento. Il potere temporale non ha che singole pulsioni e come tale è inadatto a edificare un reame che si nutre più di materiale immaginario che di sangue, oro e mattoni.
Il sogno è il segreto dialogo tra cuore e mente: non lasciate che uno dei due bruci.
mercoledì 6 giugno 2007
Life is but a dream
Sette mari solcherò senza sentire freddo ne piegarmi alla brezza salmastra. Al timone tessere del domino, alle vele un mosaico di post-it smarriti. Nude tavole che hanno conosciuto calcagni legnosi di pirati caraibici ora stridono tirate a lucido dalla gomma delle mie All stars: il canestro è inchiodato all’albero maestro. Un triangolo suona allo scoccar della merenda: pane e marmellata per tutti. Anche i cannibali fanno uno strappo e infilano le zanne puntute, vergini al Colgate, sul culo delle michette debitamente spalmato.
L’idea di fare il punto col sestante non ci sfiora, una noia da secchioni. Le correnti ci sono amiche come un paradosso zen eppure non ci disperiamo. Il sole ci accompagna benigno schizzando i suoi raggi in faccia alle invidiose corvette britanniche, ai tronfi galeoni spagnoli. Dobbiamo dichiarare la nostra bandiera? Troppo scafati per sapere che il vello d’oro è soltanto un pretesto e Giasone si è servito alla Standa dopo una gita in gozzovigli con amici e amiche radunati per strada.
Ma non issiamo neppure la pavida bandiera bianca, il nostro vessillo riflette il cielo e le nuvole che si sfidano a percorrerlo sulle ruote del vento. All’imbrunire si parcheggia sotto costa soltanto per godere gli aromi di spezie e verzure tropicali che spirano dal magma incolto di fronde steso sulla terraferma. Un misfatto o una benedizione? Non saprei cosa ha inselvatichito la dimora dell’uomo, servirebbe entrare nel dettaglio, spolverare scritture sacre e profezie blasfeme, servirebbe forse un altro sogno.
L’idea di fare il punto col sestante non ci sfiora, una noia da secchioni. Le correnti ci sono amiche come un paradosso zen eppure non ci disperiamo. Il sole ci accompagna benigno schizzando i suoi raggi in faccia alle invidiose corvette britanniche, ai tronfi galeoni spagnoli. Dobbiamo dichiarare la nostra bandiera? Troppo scafati per sapere che il vello d’oro è soltanto un pretesto e Giasone si è servito alla Standa dopo una gita in gozzovigli con amici e amiche radunati per strada.
Ma non issiamo neppure la pavida bandiera bianca, il nostro vessillo riflette il cielo e le nuvole che si sfidano a percorrerlo sulle ruote del vento. All’imbrunire si parcheggia sotto costa soltanto per godere gli aromi di spezie e verzure tropicali che spirano dal magma incolto di fronde steso sulla terraferma. Un misfatto o una benedizione? Non saprei cosa ha inselvatichito la dimora dell’uomo, servirebbe entrare nel dettaglio, spolverare scritture sacre e profezie blasfeme, servirebbe forse un altro sogno.
Life is but a dream
La vita non è che un sogno, è ciò che fai. La canzone ruota come un variopinto carillon di cavalli su una giostra, persa in un incantesimo di infanzia perduta.
La luce del lampadario batte sulla lama, il riflesso offende l’occhio. Ci perdiamo una giravolta. Mancato il codino, c’era un’altro viaggio gratis in palio. Le piume sono scivolate tra le dita: quando l’occhio mette a fuoco l’oggetto e il cervello preme il grilletto l’attimo è già svanito, oltre la curva della giostra. Il sogno che si morde la coda, l’illusione che si tuffa nella vita e in un balenio di riflessi si pretende d’aver afferrato il capo giusto.
La vita sognata ha luce costante, il cielo di un’esistenza che non conosce la nuvole. E perchè mai qualcuno dovrebbe averne bisogno? Soltanto nascendo si scopre che non si è soli, che c’è qualcuno che non ci abbandona mai. Chi? La nostra ombra. Un doppio silenzioso e malleabile, oscuro forse eppure non per questo ostile. E’ un peso direbbe il solito pessimista. E’ un dono, esploderebbe il solito ottuso. E se fosse qualcosa di diverso, se fosse un marchio, un distintivo tra ciò che è e ciò che potrebbe essere, ossia lo stato plasmabile del sogno.
Tutti sanno dell’esistenza dei fabbricatori di sogni, la pubblicità, il lavoro, le più intime convinzioni sono venute a patti con questi creatori dai volti non sempre identificabili. Sì perchè a volte non serve spingere lo sguardo oltre la curva della giostra, basta un’occhiata allo specchio: siamo noi. La società stessa luccica attraverso il nostro sognare e nel sogno c’è un sole invisibile che riscalda tutti quanti.
La luce del lampadario batte sulla lama, il riflesso offende l’occhio. Ci perdiamo una giravolta. Mancato il codino, c’era un’altro viaggio gratis in palio. Le piume sono scivolate tra le dita: quando l’occhio mette a fuoco l’oggetto e il cervello preme il grilletto l’attimo è già svanito, oltre la curva della giostra. Il sogno che si morde la coda, l’illusione che si tuffa nella vita e in un balenio di riflessi si pretende d’aver afferrato il capo giusto.
La vita sognata ha luce costante, il cielo di un’esistenza che non conosce la nuvole. E perchè mai qualcuno dovrebbe averne bisogno? Soltanto nascendo si scopre che non si è soli, che c’è qualcuno che non ci abbandona mai. Chi? La nostra ombra. Un doppio silenzioso e malleabile, oscuro forse eppure non per questo ostile. E’ un peso direbbe il solito pessimista. E’ un dono, esploderebbe il solito ottuso. E se fosse qualcosa di diverso, se fosse un marchio, un distintivo tra ciò che è e ciò che potrebbe essere, ossia lo stato plasmabile del sogno.
Tutti sanno dell’esistenza dei fabbricatori di sogni, la pubblicità, il lavoro, le più intime convinzioni sono venute a patti con questi creatori dai volti non sempre identificabili. Sì perchè a volte non serve spingere lo sguardo oltre la curva della giostra, basta un’occhiata allo specchio: siamo noi. La società stessa luccica attraverso il nostro sognare e nel sogno c’è un sole invisibile che riscalda tutti quanti.
martedì 5 giugno 2007
sabato 2 giugno 2007
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