mercoledì 7 aprile 2010
martedì 9 febbraio 2010
New hopes
Heroes
Se il presente è in costante balia dell’incertezza e della paura, quale futuro si profila per l’umanità? La risposta nel mondo dei serial è precisa: servono degli eroi. Così dalla massa spuntano individui eccezionali: volano, sollevano treni, guariscono, sparano radiazioni, viaggiano nel tempo e nello spazio.
Heroes è una risposta all’ansia di questi anni ondivaghi dove l’orizzonte pare custode del brusio del prossimo tsunami: quello definitivo. Va detto che la cultura americana ha sempre avuto un rapporto speciale con gli eroi: gli Usa sono una nazione giovane che ha dovuto misurarsi con la gloria degli imperi più blasonati, ricchi di storia e figure mitiche.
A questa grandeur gli Stati Uniti hanno dapprima opposto gli ideali universali di libertà, uguaglianza di fronte alla legge e possibilità di accesso alla ricchezza e al potere, in breve il mito della terra delle opportunità. Poi è sorto il culto dei Padri della patria e con le guerre e i morti sul campo di battaglia sono arrivati anche gli eroi nazionali. Il ruolo degli Usa nel mondo è cresciuto rapidamente e all’inizio del ’900 il Paese si è candidato a superpotenza lanciandosi nel primo conflitto mondiale.
I supereroi nascono negli anni ’30 quando la Grande Depressione rischia di affossare il sogno americano: chi potrà difendere i deboli in una fragile società multietnica? Chi potrà ergersi a paladino della giustizia quando chi la amministra è corrotto o impotente? Un privato superpartes, anzi un supereroe: intelligente, forte, buono e magico. Una divinità domestica che aggiusta le cose e poi se ne torna nell’ombra, nessun premio se non l’intima soddisfazione del bene donato.
Si è detto che è "fortunato il Paese che non ha bisogno di eroi", ma non quando le istituzioni mentono, portano via i tuoi figli a morire in un deserto, limitano le tue libertà. Allora cresce la sete di verità, pace e giustizia. E se questi capisaldi mancano in chi governa serve un contrappeso per impedire che gli equilibri sociali saltino.
Heroes è la soluzione: ripartiamo dal basso, dalla gente, o meglio dal common people. La nuova speranza cammina per le strade del Bronx, va in taxi a Manhattan, stura i lavandini di un drive in texano, zappa in una fattoria dell’Arkansas. Sono persone che hanno scoperto d’avere poteri incredibili e che stanno imparando ad usarli. Alcuni rinunceranno, altri compieranno il fatidico passo in avanti nella consapevolezza che la risposta alle speranze perdute non può che venire da noi stessi. Eroi di una nazione sotto assedio, alfieri di un sogno di tollerante convivenza multirazziale e multietnica, crogiolo di culture e religioni. Un sogno che può ritrovare la sua forza se gli "eroi di tutti i giorni" inizieranno a viverlo ad occhi spalancati.
mercoledì 3 febbraio 2010
War & terror
LOST
Non sappiamo dove siamo, non possiamo fidarci di nessuno, l’unico obiettivo è la sopravvivenza. Non è l’isola dei famosi, ma sono le coordinate narrative di Lost, altra serie di successo planetario che appartiene al filone del fantastico-catastrofico fiorito dopo la seconda guerra del Golfo.
L’incipit trama pare uscito dalla penna di Jules Verne: un aereo fuori rotta precipita nel Pacifico, i superstiti arrivano su un’isola che dire misteriosa sarebbe un eufemismo. Si susseguono apparizioni incomprensibili, scoperte sconcertanti e sparizioni metodiche che mettono a dura prova gli scampati al disastro. Vari flashback ci mostrano le singolari vicende che hanno segnato le esistenze dei passeggeri del volo 815: un medico sfiduciato, un paraplegico miracolato, un milionario obeso, una rockstar drogata, una parricida allucinata e chi più ne ha ne metta. Ogni personaggio è un "wafer" di ipocrisie, complessi, segreti e rimozioni più o meno volute. Tanto da cominciare a nutrire seri dubbi sulla casualità dell’assortimento dei passeggeri dello sfortunato volo: sono forse stati prescelti? O rappresentano un campionario delle nevrosi della nostra società?
Dopotutto quale è il "brodo di coltura" di questo avvio del terzo millennio: è stata proprio la mano di Bin Laden ad abbattersi sulle torri gemelle? Le armi di distruzione di massa erano davvero nelle mani di Saddam? Quesiti da consegnare alla storia, domande che svelano la logica di una guerra avviata per scampare allo spettro di una recessione economica.
Lost significa perduto, ma la traduzione letterale è riduttiva. Nella serie in questione il termine Lost è uno smarrimento non soltanto fisico, ma spirituale. È il marchio di una generazione che ha perso i propri riferimenti. L’oceano stesso che separa i sopravvissuti dal resto del mondo, in realtà è un grembo liquido che accoglie gli smarriti affinché possano superare i fossati delle diffidenze e dei pregiudizi, andare oltre le verità non dette e quelle proclamate. Non tutti sono destinati a tornare dal rischioso trekking nel lato oscuro della vita, ma è un percorso necessario se non vogliamo essere perduti per sempre.
martedì 2 febbraio 2010
Twin Towers after
Galactica
C’era da aspettarsi il peggio dal remake di una delle serie fantascientifiche più in voga negli anni ’80. Galactica era curioso mischione di mitologia e pistole laser che cavalcava l’onda di Guerre Stellari. Ma bastano cinque minuti della nuova edizione per capire che il piano narrativo ha fatto un balzo portentoso: stop al rimpiattino tra indiani e cowboy, niente personaggi macchietta. Il nemico non è un pupazzo di latta con l’occhio a led rosso. È vivo, è tra noi: anzi siamo forse noi.
La novità più forte della serie è il senso di insicurezza: viene rappresentata una civiltà ferita, braccata. I Cylon, il nemico, ora hanno sembianze umane e sono pressoché indistinguibili dai cittadini delle Colonie. C’è però una sensibile differenza: i nuovi Cylon credono, manifestano la fede in un dio e in un segreto - almeno per gli uomini - destino. La gente delle colonie crede invece negli dei di Kobol, un pantheon che richiama quello della Grecia classica. Lo scontro è tra la tenue fede panteista dei coloni e un tenace monoteismo robotico dai tratti integralisti.
Battlestar Galactica è un prodotto che porta il marchio infuocato «post 11 settembre 2001». Le similitudini con fatti accaduti realmente, per quanto proiettate nello spazio e in contesto fantascientifico, sono straordinariamente sfacciate. L’attacco a tradimento alle Colonie ricalca quello al World Trade Center, la militarizzazione della società e gli attriti tra politici e comandanti in campo sono lo specchio della controversa «Guerra al terrore» lanciata dal presidente Bush. Ci sono anche echi delle torture di Guantanamo quando i Cylon umani cadono nelle mani degli infuriati coloni. Il confronto tra le due fazioni è molto fisico, fallita l’intelligence e l’alta tecnologia, si ritorna alle mani, alla polvere da sparo. Sangue, morti, resistenza, bombe umane e tradimenti: più che a cronache dallo spazio sembra di assistere all’irrisolta guerra antitalebana in Afghanistan o all’estenuante campagna di «liberazione» dell’Irak. Galactica è la trasposizione spaziale del cammino di un popolo in lotta per riaffermare la propria identità.
giovedì 28 gennaio 2010
Young & trendy
Friends
Tre ragazze e tre ragazzi. Sono squattrinati e carini, un allegro manipolo che divide un paio di appartamenti al Greenwich village di New York in attesa di affermarsi sulla ribalta della vita. Squadra di solisti, smaniosi di riflettori, ma in fondo ancorati al microcosmo dei propri affetti.
È stato bello nel corso delle dieci stagioni vederli pulsare nel cuore di una Big Apple da cartolina a colpi di battute e frecciatine. La miscela era in perenne ebollizione: il professorino Ross, mammone e romantico si becca con l’arguto e complessato Chandler che aiuta il compagno di stanza Joey, tenero sciupafemmine un poco tonto. Oppure la bellona Rachel, aspirante moglie ricca e nullafacente che serve ai tavoli del bar, viene punzecchiata dalla puntigliosa Monica, amica del cuore e chef in erba, sotto lo sguardo enigmatico della svampita e genialoide Phoebe.
Friends ci ha accompagnati per un decennio: segnando la parabola degli anni ’90 più fatui e speranzosi. La politica internazionale pareva stabile, in disgregazione i muri storici e i blocchi contrapposti. Poi è venuto il 2001. L’attacco alle torri gemelle, simbolo economico dell’american way of life. Una tragedia planetaria proprio a un tiro dal condominio dei nostri ragazzi. Friends ha continuato a far ridere, ma la freschezza era perduta, il giocattolo rotto. La serie è diventata in una delle tante riserve del sorriso a buon mercato.
martedì 26 gennaio 2010
Specchi e brame
I nostri anni visti in tivù
La televisione può aspirare al rango di specchio della realtà? Di certo negli ultimi trent’anni i programmi televisivi di intrattenimento - nella fattispecie i cosiddetti telefilm - hanno cercato di spalancare finestre sul reale in cerca di novità. E in alcuni casi abbiamo visto produzioni che si sono rivelate un’efficace istantanea dei nostri tempi riuscendo a registrare «a caldo» sensazioni e aspirazioni nell’aria. Il campo di sperimentazione più valido sono ovviamente gli Stati Uniti, patria consolidata delle produzioni televisive seriali, che negli ultimi 15 anni si sono dimostrate la palestra più vivace di idee e mode.
Diamo un'occhiata ai quattro pilastri
domenica 30 agosto 2009
Grande Mazinga: anniversario
MEMORIE E VISIONI
I siti internet dedicati allAnime nostalgia soccorrono la mia memoria claudicante indicando in Telemilano il primo canale a irradiare le gesta del Grande Mazinga. Non era uno dei canali principali, almeno nella mia zona, anche se le trasmissioni si captavano in maniera abbastanza nitida. I miei ricordi per immagini sono settati su una programmazione del primo pomeriggio: arrivavo a casa da scuola, il tempo di posare la cartella, lavarmi le mani e sedermi a tavola. E il Grande Mazinga era servito. Tra un piatto di spaghetti al tonno, un pezzo di formaggio e una fetta prosciutto cotto volavano pugni atomici rotanti e fendenti di spade diaboliche tra i ruggiti osceni di mostri guerrieri e i richiami di mia madre a staccare gli occhi dal televisore. Ma come? Come obbedire quando il richiamo della battaglia si levava così imperativo: Maazinga fuori! Agganciamento! Pronti al combattimento!
Senza contare che ogni volta la contesa metteva in luce dettagli tecnici indispensabili alla conoscenza degli apparecchi e delle tecnologie che facevano marciare limpresa Mazinga srl. Dettagli preziosissimi per noi aspiranti eroi degli spazi e delle future guerre a difesa dellumanità. Sì perchè lavvento del Grande Mazinga, baluardo cibernetico alle mire di conquista del Regno delle tenebre, non faceva che palesare il precario equilibrio su cui si poggiava la nostra civiltà. Parliamo di un mondo diviso in due blocchi che possiamo sintetizzare come loccidente capitalista americano e il sistema comunista, nelle varianti del soviet russo e del socialismo popolare cinese. Una divisione che si rifletteva nella condizione particolare del nostro Paese - strategico Stato cuscinetto dirimpettaio degli accoliti del Patto di Varsavia - gettando ombre inquiete sulla nostra vita quotidiana: la famiglia, la scuola, i giochi. I giovani che varcavano la soglia degli anni Ottanta condividevano la sottile consapevolezza di vivere unetà privilegiata, lo stadio di benessere più diffuso ed elevato raggiunto dallhomo sapiens: unera di pace relativa, indirizzata alla comunicazione globale, consacrata alla mobilità privata tramite auto alla portata di tutti, arresa ormai al consumismo metropolitano veicolato dalla pubblicità di massa, ma non ancora dimentica dei sogni ad occhi aperti rappresentati dalle passeggiate sulla Luna e dagli scudi stellari. Un contesto euforico per i grandi progressi scientifici del genio umano e contemporaneamente di grande fragilità a causa dellimbecillità collettiva. Ricordiamo che le tensioni - ancora oggi non sopite - del terrorismo (nazionale e internazionale), linquinamento ambientale - con la lancetta ormai in zona rossa - e lincubo dellolocausto nucleare erano gli sfondi inquietanti del nostro quotidiano preadolescenziale. La realtà adulta ci pareva carica di insidie epocali e il cammino del genere umano sempre più accidentato, o forse così lo percepivamo attraverso occhi e orecchie già saturi delle luttuose litanie dei tiggì e degli oscuri conciliaboli delle tribune politiche.
Ma va precisato che nella gioventù di allora non cera ombra di rassegnazione, quanto il sano desiderio di imporsi positivamente - pensate un po - per il bene di tutti sulle future difficoltà. Valeva il motto di Powell, il fondatore dei boy-scout: Sii preparato, benchè mutuato dai manuali delle Giovani Marmotte (sì proprio i nipotini di Paperino) e quindi non si consideravano gli ostacoli a venire come maledizioni ma come sfide che avrebbero segnato la nostra maturità.
Concetti che si erano radicati grazie alle frequentazioni televisive della Shado del comandante Straker o della tragica lotta per la sopravvivenza dei naufraghi del cosmo capeggiati dal comandante Koenig sulla lunare Basa Alpha.
Lavvento del Grande Mazinga ci mostrava un nuovo inaspettato fronte: giganti robot antropomorfi, loschi nemici dal sottosuolo che minavano la pace del Paese di Godzilla. Lattenzione al dipanarsi degli scontri con i mostri guerrieri allombra del Fuji era perciò una tappa fondamentale per la nostra formazione di giovani eroi.
Restare attaccati alla tivù per assistere alla quotidiana puntata della nostra lectio vitae va considerato come un obbligo morale più che un diletto. Del resto testi ufficiali sulla materia robotica del Sol Levante non esistevano, la pubblicistica nostrana era scarna e imprecisa, ci si doveva arrangiare prendendo appunti, tracciando nomi darmi e fisionomie cibernetiche, copiando ignoti kanji come sacri geroglifici dai poteri evocativi. Tutto sotto gli sguardi perplessi di genitori, il disappunto degli insegnanti e lo sberleffo dei fratelli maggiori. Che in definitiva non ci tangevano granchè: si sa bene che in patria - e in maggior misura sul suolo italico - nessuno è profeta... Soprattutto quando si erge a difesa dellumanità contro il Regno delle Tenebre. Maaazinga!