lunedì 30 marzo 2015

Calling Planet Earth

Lo so, il blog in questi ultimi post sta pericolosamente sfiorando il pianeta Terra, ma è difficile restare sulle orbite quando la morte ti passa accanto e ti strizza l'occhio come per dire "se vedemo". E tu resti lì impalato a guardarle il movimento d'anca e gluteo che si specchia nella lama della falce. Spezzi una fialetta di follia, aspiri: il profumo non è più lo stesso perché sfugge. Guardi i piedi: le scarpe hanno le suole fuse sul fondo di un tapis roulant aeroportuale. Si va, si scivola, si ulula, ma si va. C'è uno strapiombo, o una discesa a gomito. L'occhio non vede, il cuore duole, scalpita, lo stomaco borbotta filosofico, atarassico. Il cervello? Lui pensa di essere immortale. Certo, lo dicevano anche i miei denti da latte...

They are coming!


domenica 29 marzo 2015

Pensierino tremendo


Mario Draghi, capo della Bce, sostiene che in Italia ci sono troppe piccole imprese. Presenze frammentate che, a suo dire, impediscono la competitività. 
Matteo Renzi, presidente del consiglio, promuove la riforma delle banche popolari in spa. Anche qui si parla di efficienza. 

I due, che paiono perseguire un unico disegno, mettono in ombra il fatto che il Paese deve la sua flessibilità proprio a queste realtà che sono piccole e locali, certo piene di incrostazioni poco limpide e affette da miopie varie, ma hanno costituito da sempre l'humus nel quale si sono sviluppati i grandi nomi dell'imprenditoria e della creatività che ancora oggi fanno sognare. Anche la grande industria ha beneficiato, e non poco, dei padroncini, degli ex lavoratori divenuti imprenditori di se stessi, spesso con il sostegno delle banche locali. Ora sembra che tutto ciò dia fastidio, sia vecchia chincaglieria da soffitta buona neppure per il robivecchi (che non a caso non ci sono più, abbiamo la piattaforma ecologica, che già dal nome pare una consultazione sindacale), ostacoli alla realizzazione di un futuro di efficienza ed efficacia. 

Peccato che le ricadute di questo piano binario, probabilmente tracciato negli studi di qualche salotto di illuminati tecnocrati con coro di politici storditi dall'abbondante buffet, divergano dagli alti propositi. Il risultato infatti è una minore libertà d'azione per chi vuole intraprendere, per chi ha idee prima che capitali, per chi vuole vivere della propria intraprendenza e creatività. E lo abbiamo visto bene in questi anni di finanza fantasy al potere: le bolle speculative scoppiano soltanto in faccia al popolo, il capitale si sposta sulla via dove il rischio è minore, dove può perpetuare se stesso. Il capitale è nemico della novità, preferisce la piccola roulette dei mercati azionari - che per i grandi  alla scommessa sulle persone reali. Resistentissimo alle riforme, il capitale si piega solamente alle rivoluzioni (armate o no) che gli offrono più opportunità di prosperare.

Togliere le radici alle banche popolari, per quanto siano familistiche che ed elitarie, e spingerle sul mercato sarà un bello choc. Certo ci saranno più controlli incrociati, le operazioni saranno (forse ma neanche troppo) meno spericolate, si avrà qualche spruzzata di trasparenza ma sopra ogni cosa verrà anche meno il legame al territorio e mancherà l'ossigeno proprio a quei piccoli imprenditori, artigiani e commercianti, che danno fastidio alla visione della nuova Italia della Bce. 

Il futuro? Un Paese dove il commercio al minuto si estingue soffocato da burocrazia e dazi lasciando vuote le città, dove i bei capannoni sono sempre più silenziosi e popolati saltuariamente da lavoratori a chiamata, dove il lavoro dipendente è svuotato di tutele e le grandi aziende rispondono ai comandi di proprietà all'estero (vedi quartiere della moda a Milano e la Pirelli ai cinesi). In sostanza si torna all'Italia pre unitaria, divisa non per regni regionali e Ducati provinciali, ma per comparti produttivi e con i centri di governo spostati all'estero: Berlino, Washington, Pechino, Dubai e un po' di Mosca. E in questo scenario il capitale diviene sempre più fluido e inafferrabile, difficile da distribuire, arduo da condividere, presenza impalpabile da ossequiare e assecondare in ogni capriccio, offrendogli in tributo diritti e dignità. Il dissenso? Comporta una pena: l'esclusione dai mezzi di sostentamento. Però, come si suol dire, c'è di peggio...potrebbe piovere.

AugurItalia

Prossimamente sui vostri schermi


giovedì 19 marzo 2015

Lo strazio di Gallagher


Mentre il mondo è in fiamme, le menti migliori delle generazioni digitali si appassionano alla polemica dell'intervista "straziante" di Fazio a Noel Gallagher.  Non vedo perché sottrarmi dal bel dibattito. 
Posto che ogni trasmissione ha degli autori e quindi la colpa va spartita tra Fazio e i suoi "negri", proviamo ad immaginare delle domande che avrebbero davvero stimolato il Gallagher. 
Ecco il testo ipotetico:
Caro Liam...scusa, scusa, volevo dire Noel. O sei Liam?
Benvenuto a Che tempi. Che bello averti qui: quante volte ci sei già stato?

Come hai trovato l'aeroporto di Malpensa?

Mi dicono che da piccolo hai imparato a suonare con l'ocarina... 

Toglici finalmente un dubbio, adombrato da Ramazzotti nei mitici anni '80: Patsy Kensit ha davvero un alito pesante?

A proposito di Expo, che piatto della cucina inglese ti sentiresti di proporre?

Ma con o senza i lacci delle scarpe?

Tu sei un grande chitarrista, hai inventato delle melodie incredibili, ma che idea ti sei fatto del caso Moro?

Quale dei due Battisti preferisci?

Facciamo il gioco dei se fossi: 
Se fossi una delle olgettine?
Se fossi una delle felpe di Salvini...
Se fossi uno dei nei di Renzi...
Se fossi una rockstar...

A questo punto entrano i carabinieri.

mercoledì 11 febbraio 2015

Il centro commerciale mobile


Ho visto il futuro dei centri commerciali. Mi ci sono imbattuto per caso durante una gita. Sono entrato in un negozio di abbigliamento, niente di particolare, un magazzino di varie marche di livello medio basso, insomma più popular che outlet. Infatti nelle corsie vicine alle casse ci sono anche libri e giochi per bambini, tazze e altri casalinghi. Inizialmente mi perdo ad osservare la clientela. Un ragazzo di colore dalla camminata hip hop indossa un vistoso giubbotto di pelliccia, ed è talmente gonfio che sotto deve avere almeno due maglioni. Si intuisce che sia una tattica per il taccheggio quando inizia a fumare. Fuma in un locale di vendita, cosa inaudita. Guardo attorno per cogliere il disappunto di qualche commessa.

Dietro un bancone destinato al reparto femminile c'è una suora, già tipo quella che canta, suor Cristina. Scuote la testa e dice: lasciatelo stare, vuole solo farsi buttare fuori. E allora capisco il trucco: si fa cacciare col bottino addosso. La scusa è: io stavo comprando sono loro che mi hanno buttato fuori. Quindi non succede niente, almeno finché non cercherà di uscire o si infilerà in un camerino per sfilarsi ciò che indossa. Io però ho altre urgenze che assistere allo squallido finale e scendo le scale per uscire.

Fuori c'è il corso e si vedono la rampe della sopraelevata: possibile? Non ho sbagliato uscita. Sono in un'altra parte della città. Poi mi volto ed è come se vedessi il centro commerciale da Google maps: una struttura costruita su binari che si sposta lungo un percorso toccando diversi quartieri. Un metro dello shopping che "naviga" in mezzo alla città con negozi e servizi. La forma del complesso somiglia a alla nave di Alien, il Nostromo: alte torri su una base di cupole rovesciate. Uno stile cosmo-gotico che sinceramente non ispira fiducia.

lunedì 2 febbraio 2015

Oui, bien sur

È una di quelle attività extra scolastiche che sconvolge la routine delle mattinate in classe e che fa sentire gli studenti "più grandi". Siamo liceali, radunati in due sale teatrali gemelle. In quella di destra la conferenza, nella sinistra il concerto gospel. Credo che il tema sia religioso e che i relatori  portino testimonianze di vita difficile e fede, magari con un pizzico di shoa. Tra i relatori un rabbino con il cappello a bombetta e un elegante Mlk (Martin Luther King) con tutto il magnetismo del predicatore evangelico.

Mi pare che la discussione sia molto pacata, tanto da non approdare a nulla oltre i convenevoli. Nell'altra sala attaccano i canti, un repertorio gospel che però si tuffa in un noto brano rythm and blues. Anche io mi metto a cantare, pur non conoscendo bene il testo. Passa un galoppino nero di Mlk, tutto impettito e sorridente che invita tutti a battere le mani a tempo, offrendo degli opuscoli pubblicitari. Che diavolo vuole di più? Io sta già cantando. Invece quando mi passa vicino fa un cenno della testa e poi scende la scalinata della platea. Neanche l'opuscolo mi ha dato. Magari ha pensato che ero già uno dei loro, invece quel testo potrebbe essermi utile per scrivere la relazione scolastica. Mi accorgo allora che il galoppino nero sta trascinando via con il piede destro la mia sciarpa. E si', siamo vestiti pesanti, io ho un maglione spesso ed un impermeabile lungo. Mi alzo e lo inseguo, ma in quel momento la seduta viene sciolta.

L'assemblea si disperde. Incrocio il secchione di classe n.3 e gli chiedo dell'opuscolo ma mi dice che non è niente. Naturalmente non mi fido finché non scopro che si tratta di un banale quaderno con pagine bianche. Ne raccatto comunque una copia calpestata e abbandonata. Il grosso degli studenti si è già dileguato. Scopro che siamo in una sorta di villa del 700 con affreschi e stucchi d'oro. Grandi scaloni ci portano nell'interrato, un magazzino semi vuoto che si apre su un cortile recintato a bordo mare. O è un lago? In un praticello che appartiene ad una proprietà confinante due braccianti o marinai si rilassando seduti su un piccolo declivo vicino alla riva.

Io, il secchione n.3 e un terzo amico decidiamo di passare da una smagliatura della rete di recinzione. Mentre passiamo davanti ai due tizi quello scuro di pelle con la maglietta a righe e grossi bicipiti ci apostrofa. Parla in un francese stretto, un impasto di marsiglia e magreb che intendo a spizzichi. Mi limito ad annuire e dicendo ogni tanto "bien sur". Scopro che il suo socio regge un cannone del calibro di un sigaro. Hanno l'aria di due pescatori o marinai. Ci invitano a sedere lì accanto prima di guidarci fuori dalla proprietà. Il mio amico approfitta subito del passaggio rituale della canna con una bella aspirata che suscita risatine dei marinai, il secchione invece cerca di interloquire su altri temi sfoggiando il suo francese migliore ma senza risultati. Io declino il turno canna e mi siedo con voluttà sull'erba, dalla tasca infatti estraggo un romanzo dalla copertina verde. Non vedo l'ora di riprendere la lettura.