giovedì 27 maggio 2010

Inside Evangelion.2


Cuore di Shinji
Penso che gran parte del successo di questo anime in Giappone sia dovuto all'identificazione di molti adolescenti e giovani con le traversie emotive e i deficit comunicativi di Shinji. Quella nipponica è una società dove la rigidità dei rapporti e il protocollo cerimoniale sono passaggi obbligati, forche caudine che richiedono al giovane il sacrificio di parte della propria individualità per "rinascere" come soggetto socialmente integrato. Possiamo così comprendere il fascino suscitato dai tormenti di un fragile ragazzo che resiste agli assalti del proprio infausto destino.

Visto da Occidente invece Shinji è un "eroe" assolutamente atipico, profondamente restio ad affrontare l'avventura che gli si para davanti. Fosse per lui la vita ideale sarebbe un viaggio in metropolitana con walkman incollato alle orecchie. Eppure sente che il richiamo di un destino oscuro, che picchia con forza sulla porta del suo rifugio precario. Shinji è nato da genitori che condividevano non solo un sentimento amoroso ma il sogno di un nuovo destino per l'intera umanità. Strano, perché siamo abituati a concepire l'amore come un antagonista del pensiero razionale, un sentimento esclusivo e condiviso da due persone che diventano coppia e nel farlo tracciano un nuovo confine tra loro stessi e il mondo. I genitori di Shinji rovesciano la prospettiva e fanno leva sulla loro unione per cambiare il resto del mondo. Un sogno più grande di loro, ma che può camminare con le gambe della Seele, sul sentiero tracciato dalle profezie contenute negli antichi testi e soprattutto animato dal cuore ferito del piccolo Shinji.

Inside Evangelion


Come leggere questa serie animata giapponese che parte come l'ennesimo cartone di botte e robot giganti e in sordina piazza sul tavolo temi impegnativi come la nascita e l'evoluzione dell'uomo, fino a spingersi all'esplorazione del confine psichico tra l'individuo e la specie? Temi complessi, quesiti filosofici, tutto travestito da "semplice" conflitto tra gli uomini e la misteriosa razza degli angeli.
La storia è quella di una Terra trasformata da un cataclisma chiamato Second impact, ossia l'impatto di un asteroide in Antartide che ha causato un innalzamento del livello del mare e la distruzione di gran parte del mondo.

I governi vendono all'opinione pubblica questo disastro come la replica del primo impatto che milioni di anni fa portò all'estinzione dei dinosauri. La verità è che una società semi-segreta, la Seele (dal tedesco: anima), seguendo una profezia contenuta nei rotoli del Mar Morto (antichi scritti di una setta precristiana), aveva scoperto in Antartide l'essere originario: Adam. Nel tentativo di riportarlo allo stato embrionale per innescare un nuovo stadio evolutivo dell'umanità, si è generata l'esplosione etichettata come Second impact.

Nel nuovo millennio gli uomini non sono scomparsi, ma si sono riorganizzati: esistono le antiche nazioni e i rispettivi governi, ma soprattutto l'agenzia Nerv che si occupa di fronteggiare la minaccia dei venturi angeli. Esseri enigmatici, gigantesche creature di energia e carne generate dal primigeneo Adam che tentano di distruggere la base Nerv di Neo Tokyo e impossessarsi dei suoi segreti: i supercomputer Magi che governano la città e le operazioni militari, la sala dove è custodito Adam, o ciò che ne rimane.

L'aspetto sorprendente dell'anime è che lasciandosi trascinare dalla rapida corrente della trama si finisce per urtare la ruvida parete di quello che appare un vicolo cieco senza capire il quadro generale. Il finale di Evangelion infatti non spiega nulla a livello razionale: l'ultimo angelo della profezia è stato sconfitto, il "robot" Eva 01 si è risvegliato, i piloti scoprono di essere pedine di un gioco più grande. Punto. Gli ultimi due episodi non procedono a livello narrativo perché sono dedicati all'analisi e alla "cura" dei traumi di Shinji, il figlio dell'enigmatico direttore della Nerv, il professor Ikari.

Il ragazzo si è distinto in combattimento dimostrando da subito, senza addestramento, la maggiore sintonia con l'Eva 01. E il motivo è più intuito che spiegato: gli Eva sono creature plasmate dall'uomo, derivati dall'essere originario e vengono governati creando una specie di empatia con i piloti. Più avanti si afferra che gli Eva sono animali privi di coscienza, governati più che pilotati, e rappresentano strumenti indispensabili per l'accesso al successivo stadio evolutivo dell'essere umano. Un processo che è il disegno segreto della Seele: creare un nuovo essere privo di paure e traumi, un essere ideale che aspira alla perfezione essendo la combinazione delle anime individuali degli esseri umani.

Ma qual'è l'essenza di un'essere vivente? La sua essenza non è forse delimitata da quello che nell'anime viene denominato, con un colpo di fantasia At field (absolute terror field): una sorta di barriera d'energia psichica che caratterizza ogni vivente e costituisce la membrana che protegge il nucleo dell'individualità. Singolare che questa proprietà sia stata identificata con la declinazione del terrore, stato d'animo estremo e forse per questo barriera verso l'altro. Nella quotidianità e "a basso voltaggio" l'At field può manifestarsi in un atteggiamento schivo, timidezza o spavalderia aggressiva, nella forma prodotta dagli Eva è un'arma.

E qui sorge un'altra domanda: cosa sono veramente gli Eva? Cosa ha usato la Nerv per "fabbricarli"? Sappiamo che la madre di Shinji è morta durante un esperimento non ben definito. Sappiamo che la sintonia con gli Eva può arrivare fino al dissolvimento fisico del pilota nell'organismo del gigante biomorfo. Forse qualcosa di lei è rimasto nell'Eva 01 che ha "l'odore del sangue" e non può che giovare alla sorte di Shinji proteggendolo nei momenti di crisi, dandogli tutta la forza che non ha per sconfiggere l'avversario di turno. Buona parte del racconto di Evangelion è incentrata sulle traversie del giovane Shinji, sulle sue debolezze, sul suo sentirsi smarrito e inutile. Si insiste sul suo tormento: "abbandonato" dalla madre morta e allontanato dal padre. Un uomo freddo e calcolatore interamente votato alla sua oscura missione.

Shinji cerca la sua approvazione, ma lo teme, teme un nuovo rifiuto che possa ferirlo e quindi è incline a respingere ogni contatto. Tra se stesso e gli altri piazza una pesante cortina che viene scambiata per apatia, un comportamento che sembra ogni volta spingerlo ulteriormente sulla soglia della schizofrenia.
Il suo equilibrio mentale è uno dei cardini della storia. Oltre lo scontro uomini e alieni, al di là delle profezie incarnate, Evangelion è il racconto della dimensione esistenziale assolutamente intima di un ragazzino turbato dal caotico fluire del mondo e ancora indeciso sul momento propizio per buttarsi. Shinji infatti agisce, ma soltanto su invito, meglio se a forza, strattonato: compiere delle scelte autonome significa dolore, rimorso, responsabilità.

giovedì 20 maggio 2010

Tina Modotti, una donna del ventesimo secolo


Attrice, fotografa e rivoluzionaria
Una vita fra luci e ombre

Emigrante e attrice di cinema, musa rivoluzionaria e fotografa d’avanguardia, traduttrice di libri e agente segreto. Questi i molteplici volti di Tina Modotti (1896-1942), una donna del ventesimo secolo, raccontati in due volumi a fumetti da Angel Del la Calle, autore spagnolo, anzi un fiero asturiano, che ha siglato opere non solo in patria ma anche in Francia e negli Stati Uniti.
De la Calle si è tuffato alla scoperta di questo personaggio affascinante e poco noto raccogliendo informazioni e testimonianze. Un grande lavoro distillato con pazienza nel corso di anni arricchito da riflessioni e sopralluoghi nei Paesi frequentati da Tina Modotti. Questa graphic novel che ha riscosso riconoscimenti e consensi a livello internazionale ora viene pubblicata in Italia da 001 Edizioni.

Il racconto della vita di Tina Modotti è uno dei fili nascosti della Storia, ripercorrerlo è un’occasione per conoscere la vitalità e gli ideali che hanno soffiato nei primi decenni del Novecento e che potevano dare una svolta al mondo intero. I suoi viaggi, i suoi amori, la sua passione per l’arte e il riscatto degli ultimi sono materia prima per dipingere il grande affresco di un’epoca di nuove speranze. Il destino di questa emigrante friulana si è incrociato con grandi della letteratura statunitense come Ernest Hemingway e John Dos Passos, pittori messicani come José Clemente Orozco e Diego Rivera, poeti del calibro di Neruda e Mayakovsky. E poi gli agitatori politici e i rivoluzionari d’Europa e d’America che la contagiarono fino a farle dimenticare la macchina fotografica con cui aveva creato arte e documentato la grama vita dei campesinos messicani per gettarsi nell’impresa della rivoluzione socialista.
La sua esistenza affrontò molti drammatici episodi: vide morire il suo amante, oppositore del regime cubano, sotto i colpi di ignoti sicari, venne esiliata e si ritrovò nella Germania prenazista. Finì in Russia a lavorare per Soccorso rosso, compì pericolose missioni sotto falso nome in Spagna e Francia e lottò contro i golpisti del generale Franco. Infine tornò in Messico, al fianco di un agente italiano del partito comunista, e qui morì in circostanze misteriose.

L’opera di Angel De la Calle non è una semplice biografia, è un’avvincente indagine alla scoperta di una donna dai tratti moderni e anticonformisti, forte e sensibile. Lo stesso narratore, accompagnato dall’amico scrittore Paco Ignacio Taibo II, non resta indenne al suo fascino e si mette in gioco mostrando le sue ricerche e le sue ipotesi come in un poliziesco, ma senza condizionare il racconto nei numerosi passi della biografia di Tina Modotti rimasti oscuri. De la Calle mette sulla “tavola” tutte le carte, sta al lettore scegliere quale pescare per riuscire ad afferrare la sottile trama di una vita spesa tra la passione per l’arte e l’impegno civile.

mercoledì 7 aprile 2010

martedì 9 febbraio 2010

New hopes


Heroes

Se il presente è in costante balia dell’incertezza e della paura, quale futuro si profila per l’umanità? La risposta nel mondo dei serial è precisa: servono degli eroi. Così dalla massa spuntano individui eccezionali: volano, sollevano treni, guariscono, sparano radiazioni, viaggiano nel tempo e nello spazio.
Heroes è una risposta all’ansia di questi anni ondivaghi dove l’orizzonte pare custode del brusio del prossimo tsunami: quello definitivo. Va detto che la cultura americana ha sempre avuto un rapporto speciale con gli eroi: gli Usa sono una nazione giovane che ha dovuto misurarsi con la gloria degli imperi più blasonati, ricchi di storia e figure mitiche.
A questa grandeur gli Stati Uniti hanno dapprima opposto gli ideali universali di libertà, uguaglianza di fronte alla legge e possibilità di accesso alla ricchezza e al potere, in breve il mito della terra delle opportunità. Poi è sorto il culto dei Padri della patria e con le guerre e i morti sul campo di battaglia sono arrivati anche gli eroi nazionali. Il ruolo degli Usa nel mondo è cresciuto rapidamente e all’inizio del ’900 il Paese si è candidato a superpotenza lanciandosi nel primo conflitto mondiale.
I supereroi nascono negli anni ’30 quando la Grande Depressione rischia di affossare il sogno americano: chi potrà difendere i deboli in una fragile società multietnica? Chi potrà ergersi a paladino della giustizia quando chi la amministra è corrotto o impotente? Un privato superpartes, anzi un supereroe: intelligente, forte, buono e magico. Una divinità domestica che aggiusta le cose e poi se ne torna nell’ombra, nessun premio se non l’intima soddisfazione del bene donato.
Si è detto che è "fortunato il Paese che non ha bisogno di eroi", ma non quando le istituzioni mentono, portano via i tuoi figli a morire in un deserto, limitano le tue libertà. Allora cresce la sete di verità, pace e giustizia. E se questi capisaldi mancano in chi governa serve un contrappeso per impedire che gli equilibri sociali saltino.
Heroes è la soluzione: ripartiamo dal basso, dalla gente, o meglio dal common people. La nuova speranza cammina per le strade del Bronx, va in taxi a Manhattan, stura i lavandini di un drive in texano, zappa in una fattoria dell’Arkansas. Sono persone che hanno scoperto d’avere poteri incredibili e che stanno imparando ad usarli. Alcuni rinunceranno, altri compieranno il fatidico passo in avanti nella consapevolezza che la risposta alle speranze perdute non può che venire da noi stessi. Eroi di una nazione sotto assedio, alfieri di un sogno di tollerante convivenza multirazziale e multietnica, crogiolo di culture e religioni. Un sogno che può ritrovare la sua forza se gli "eroi di tutti i giorni" inizieranno a viverlo ad occhi spalancati.

mercoledì 3 febbraio 2010

War & terror


LOST

Non sappiamo dove siamo, non possiamo fidarci di nessuno, l’unico obiettivo è la sopravvivenza. Non è l’isola dei famosi, ma sono le coordinate narrative di Lost, altra serie di successo planetario che appartiene al filone del fantastico-catastrofico fiorito dopo la seconda guerra del Golfo.
L’incipit trama pare uscito dalla penna di Jules Verne: un aereo fuori rotta precipita nel Pacifico, i superstiti arrivano su un’isola che dire misteriosa sarebbe un eufemismo. Si susseguono apparizioni incomprensibili, scoperte sconcertanti e sparizioni metodiche che mettono a dura prova gli scampati al disastro. Vari flashback ci mostrano le singolari vicende che hanno segnato le esistenze dei passeggeri del volo 815: un medico sfiduciato, un paraplegico miracolato, un milionario obeso, una rockstar drogata, una parricida allucinata e chi più ne ha ne metta. Ogni personaggio è un "wafer" di ipocrisie, complessi, segreti e rimozioni più o meno volute. Tanto da cominciare a nutrire seri dubbi sulla casualità dell’assortimento dei passeggeri dello sfortunato volo: sono forse stati prescelti? O rappresentano un campionario delle nevrosi della nostra società?
Dopotutto quale è il "brodo di coltura" di questo avvio del terzo millennio: è stata proprio la mano di Bin Laden ad abbattersi sulle torri gemelle? Le armi di distruzione di massa erano davvero nelle mani di Saddam? Quesiti da consegnare alla storia, domande che svelano la logica di una guerra avviata per scampare allo spettro di una recessione economica.
Lost significa perduto, ma la traduzione letterale è riduttiva. Nella serie in questione il termine Lost è uno smarrimento non soltanto fisico, ma spirituale. È il marchio di una generazione che ha perso i propri riferimenti. L’oceano stesso che separa i sopravvissuti dal resto del mondo, in realtà è un grembo liquido che accoglie gli smarriti affinché possano superare i fossati delle diffidenze e dei pregiudizi, andare oltre le verità non dette e quelle proclamate. Non tutti sono destinati a tornare dal rischioso trekking nel lato oscuro della vita, ma è un percorso necessario se non vogliamo essere perduti per sempre.

martedì 2 febbraio 2010

Twin Towers after


Galactica

C’era da aspettarsi il peggio dal remake di una delle serie fantascientifiche più in voga negli anni ’80. Galactica era curioso mischione di mitologia e pistole laser che cavalcava l’onda di Guerre Stellari. Ma bastano cinque minuti della nuova edizione per capire che il piano narrativo ha fatto un balzo portentoso: stop al rimpiattino tra indiani e cowboy, niente personaggi macchietta. Il nemico non è un pupazzo di latta con l’occhio a led rosso. È vivo, è tra noi: anzi siamo forse noi.
La novità più forte della serie è il senso di insicurezza: viene rappresentata una civiltà ferita, braccata. I Cylon, il nemico, ora hanno sembianze umane e sono pressoché indistinguibili dai cittadini delle Colonie. C’è però una sensibile differenza: i nuovi Cylon credono, manifestano la fede in un dio e in un segreto - almeno per gli uomini - destino. La gente delle colonie crede invece negli dei di Kobol, un pantheon che richiama quello della Grecia classica. Lo scontro è tra la tenue fede panteista dei coloni e un tenace monoteismo robotico dai tratti integralisti.
Battlestar Galactica è un prodotto che porta il marchio infuocato «post 11 settembre 2001». Le similitudini con fatti accaduti realmente, per quanto proiettate nello spazio e in contesto fantascientifico, sono straordinariamente sfacciate. L’attacco a tradimento alle Colonie ricalca quello al World Trade Center, la militarizzazione della società e gli attriti tra politici e comandanti in campo sono lo specchio della controversa «Guerra al terrore» lanciata dal presidente Bush. Ci sono anche echi delle torture di Guantanamo quando i Cylon umani cadono nelle mani degli infuriati coloni. Il confronto tra le due fazioni è molto fisico, fallita l’intelligence e l’alta tecnologia, si ritorna alle mani, alla polvere da sparo. Sangue, morti, resistenza, bombe umane e tradimenti: più che a cronache dallo spazio sembra di assistere all’irrisolta guerra antitalebana in Afghanistan o all’estenuante campagna di «liberazione» dell’Irak. Galactica è la trasposizione spaziale del cammino di un popolo in lotta per riaffermare la propria identità.