Se, come ha affermato solennemente l'augusto presidente del consiglio Ratteo Menzi, "oggi comincia il domani", la nostra storia è nata ieri. Inizia infatti in una grigia mattina di Primo maggio alla periferia de-industrializzata di Milano, capitale amorale d'ITalia, Paese di rari profumi e ancor più rari baiocchi avviato con sapienti riforme dallo stato democratico repubblicano a quello catatonico.
Quella mattina del terzo millennio, accidentalmente segnata sui calendari planetari come festa dei lavoratori, resterà scolpita nelle centurie a venire per l'avvio di Expo 2015, ossia l'esposizione "universale" di Milano. Il virgolettato sull'universale è farina del pudico cronista, lesto nel raccattare un cencio di modestia dinanzi alla nudità principesca del fatto esposto.
Expo infatti si ammanta di altissime aspettative, è circonfusa di promesse di indicibili cornucopie e mirabolanti balsami per il tremebondo italico medio che guarda preoccupato il livello di povertà fluire sopra la caviglia. Il santo Graal, l'anello dei Nibelunghi, il decimo pianeta di Danguard hanno avuto aspettative e battage pubblicitari minori rispetto all'evento fieristico oggetto delle nostre future cronache.
Expo, detta amichevolmente "occasione" per il pianeta e "scommessa" per lo Stivale, è la formula magica per far muovere le sorti del Paese verso il segno positivo del pil. I potentati politici, imprenditoriali e bancari dai rispettivi e intercambiabili palcoscenici concordano con fermezza ferrea e categorica: Expo non una fiera degli "oh bej oh bej" 2.0, è il seme del futuro del Paese.
Sì, sento già la sigla di Capitan Futuro...
Splendido, splendido nel cielo va,
Capitan Futuro il più puro degli eroi
Capitan Futuro picchia duro anche per noi
Capitan Futuro il domani vive già
Capitan Futuro di una nuova civiltà....
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